Walter Sabatini

Walter Sabatini, direttore sportivo della Salernitana ed ex dirigente tra le altre di Roma e Inter, è intervenuto a La Gazzetta dello Sport in vista della sfida della 28^ giornata di campionato proprio tra i granata e i nerazzurri. Il ds ha parlato dell’ultima scoppiettante sessione di mercato ma anche dell’obiettivo salvezza, della lotta scudetto e dei suoi rimpianti durante la sua esperienza in nerazzurro. Sabatini, nel 2017, è stato infatti il coordinatore dell’area tecnica del Suning Sports Group, con responsabilità sia all’Inter che allo Jiangsu.

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Le parole di Walter Sabatini

“Obiettivo salvezza? Ci credo perché qui c’è un gruppo di calciatori che sta diventando una squadra. Ci hanno già definiti retrocessi, forse è vero: lo siamo al 93% – ha dichiarato Sabatini -, il 7% l’ho trattenuto io”.

“Vi faccio un esempio concreto, dovevo operarmi per un tumore. Mi stavano portando dentro la sala e allo staff chirurgico ho chiesto: ‘Quante possibilità ci sono che non sia un tumore maligno?’. Dopo aver insistito loro mi hanno risposto ‘All’80% è maligno’. E allora io ho detto: ‘voi tenetevi quell’ 80%, io mi gioco il 20%’. E così fu, al mio risveglio il chirurgo mi ha detto: ‘Aveva ragione lei, è benigno'”.

Il dirigente della Salernitana ha commentato anche il brutto incidente che ha coinvolto Franck Ribery: “È stato molto fortunato, dopo aver visto come è ridotta la macchina gli ho detto: ‘sono contento che non sia morto’. Franck è una persona straordinaria e un calciatore incredibile, aiuta i compagni e partecipa con tenacia e umiltà nonostante il suo grande passato”.

Roma e Inter

“Devo solo ringraziare Baldini. Fu lui a fare il mio nome alla proprietà americana della Roma. Quando Pallotta gli propose di fare il consulente, dissi a Franco ‘tu accetta pure, ma io me ne vado, perché nessun direttore sportivo potrebbe lavorare in questo modo’. Sono pieno di difetti, ma non ho mai corso il rischio di diventare patetico”.

Sull’esperienza in nerazzurro il ds ha invece detto: “È stato un sogno, però ho sbagliato la porta d’ingresso. Ho accettato di rimanere fuori dall’organigramma interno, una cosa che non avrei mai dovuto fare. È un rammarico profondo, non mi sono messo in condizione di fare il massimo: andando via da Roma, non c’era altra società che avrebbe potuto emozionarmi”.

Infine una battuta su Simone Inzaghi, con cui il ds ha avuto a che fare quando l’attuale allenatore dell’Inter era ancora un calciatore della Lazio : “Inzaghi un rompi…oni mai visto. Aveva una grande capacità di letture delle cose: le dettava agli altri, lui spesso non riusciva a metterle in pratica. Una radiolina accesa: mi venne il sospetto potesse diventare allenatore”.

Sabatini su Zhang Jindong

“Zhang Jindong? Non è un umano, è un semidio. Quasi una figura mitologica. Ricordo cene opulente nella sua residenza, io lui e Capello. Una volta io e Fabio eravamo a tavola con Lippi. Jindong scese dai piani alti per salutare Marcello, una divinità in terra. Nessuno lo vedeva mai”.

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