Donnarumma

Impegnato nel doppio confronto degli ottavi di finale contro il Real Madrid, Gianluigi Donnarumma, portiere del Psg, ha parlato al Telegraph del suo approdo in Francia ma anche di tantissimi altri temi legati alla sua carriera nel mondo del pallone.

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Donnarumma e l’infanzia

Il racconto di Donnarumma parte da quando era piccolo e dall’amore per il calcio: “Ho provato ad aiutare mio padre che faceva il falegname ma ogni tanto, quando provavo ad aiutarlo, mi mandava via subito perché ero un disastro. L’amore per il calcio l’ho sempre avuto anche grazie a mio zio e a mio fratello Antonio che faceva il portiere. E ovviamente a quello che chiamo il mentore, Ernesto Ferraro. Lui ha creduto in me ed è per questo che oggi faccio il portiere”.

Sulle sue doti: “Noi portieri siamo tutti un po’ matti. Il nostro ruolo è delicato e serve la massima concentrazione. Dietro i portieri c’è solo la porta vuota e abbiamo una grossa responsabilità”. Sulle sue qualità: “Il mio approccio al calcio? Senza paura. Non permetto a niente e nessuno di influenzarmi. Sono totalmente concentrato sul gioco. Non penso nemmeno a chi stiamo sfidando. Questo è ciò che significa senza paura”.

Dal Milan al Psg

Una mentalità che lo ha portato a diventare molto presto grande col Milan e con la Nazionale, fino appunto al Paris Saint-Germain: “Sono sempre stato abbastanza maturo e questo atteggiamento mi ha portato a voler vincere sempre. Il Psg? Mi seguivano da tempo e mi hanno sempre fatto sentire importante. Sapevo che tutti qui avevano molta fiducia in me, quindi ho scelto il Psg perché è un ambiente incredibile. C’è una squadra straordinaria, grandi ambizioni”.

“Qui ci sono grandi calciatori come Neymar, Messi e Mbappé e io cerco sempre di allenarmi a impedir loro di segnare. C’è pressione ma la affrontiamo bene. Vogliamo vincere tutto e ovviamente anche la Champions League”.

Buffon e la Nazionale

Dal club alla Nazionale: “Vincere l’Europeo? Un’immensa felicità. Ci siamo uniti oltre ogni difficoltà e abbiamo superato tutto insieme. E’ stato qualcosa di indescrivibile”. Poi sull’essere stato l’erede di Buffon: “Gigi è un grande, un idolo per me, è stato il miglior portiere del mondo, ha scritto una pagina nella storia del calcio. Ma adesso tocca a me, e anche lui sa che posso fare grandi cose”.

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