Casey Stoner - Fonte IG@ official_cs27

Più il weekend era buono, più volevo morire” sono queste le dichiarazioni shock fatte da Casey Stoner, ex pilota MotoGP. L’australiano, capace di portare l’unico titolo piloti iridato alla Ducati (nel 2007 ndr), è intervenuto al podcast Gypsy Tales per parlare a 360 gradi della sua carriera, passata tra momenti felici fino a quelli condizionati dalla chronic failure syndrome e dall’ansia cronica, malattie che l’hanno costretto al prematuro ritiro dalle corse.

Le parole di Stoner

“Più il weekend era promettente e andavo forte e più volevo morire – ha esordito Stoner -. Alcune volte mi accasciavo sul pavimento del mio camper, raggomitolato e con i crampi allo stomaco. Non riuscivo a muovermi, ero paralizzato e non volevo assolutamente correre. Avevo tantissima paura”.

E ancora: “Sentivo una pressione immensa addosso. Ero responsabile del lavoro di tutta la squadra. Un team incredibile di 70 persone. Poi, quando sei il pilota numero uno, tutti si aspettano che tu vinca ogni weekend. Solo dopo che mi sono ritirato ho scoperto perché facessi così tanta fatica. Poi ho avuto il mio piccolo mantra negli ultimi due anni, che era: ‘Puoi fare solo quello che puoi fare, e non puoi fare più di così”.

“Ma non è stato solo quel disturbo a condizionare la mia carriera – ha continuato l’ex ducatista -. Di recente mi è stata diagnosticata anche l’ansia cronica. Non sapevo potesse essere un fattore, onestamente pensavo fosse solo un altro modo per essere stressati. Tutti si stressano. Anche la mia schiena si blocca per l’ansia, lo sento quando non sono tranquillo. Sarebbe stato più facile nella mia carriera se l’avessi saputo e avessi potuto gestire meglio la situazione. È stato un brutto colpo essere chiuso con le persone e i media, perché non sono mai stato tranquillo di fronte a loro. Le folle non mi hanno mai messo a mio agio”.

Sul suo ritiro il due volte campione del mondo MotoGP ha dichiarato: “Ho fatto la scelta giusta, sono stato molto bravo a ritirarmi. Forse l’avrei dovuto fare prima. Non importa quanto avrei potuto vincere, quanto male mi sia sentito e quante persone posso aver deluso. Sono stato molto bravo a maturare questa scelta, digerire il rospo e andare avanti sulla mia strada”.

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