Dzeko - Inter

Edin Dzeko si racconta a 360° tra passato, presente e futuro. L’attaccante dell’Inter ha rilasciato una bella intervista al Corriere della Sera nella quale si è soffermato sull’attualità nerazzurra ma anche sulla sua difficile infanzia in Bosnia.

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Dzeko e l’Inter

Dzeko parte subito sull’approdo all’Inter e il ruolo di colui che doveva sostituire Lukaku. “Se ci ho mai pensato? Se vai in un posto e ti metti a pensare cosa ha fatto chi c’era prima di te è meglio che non vai da nessuna parte. Se lo avessi pensato solo per un istante non sarei mai venuto. So che cosa posso dare, ciò che sto facendo quest’anno non mi sorprende”.

Sulle motivazioni che l’hanno portato a firmare con i nerazzurri: “Conte mi voleva anche ai tempi del Chelsea poi di nuovo all’Inter ma è successo solo adesso. Evidentemente era destino. Se questo è stato il momento giusto per venire all’Inter? Non penso a quel che poteva essere. Sono in una squadra forte, con un nuovo mister che ha fatto vedere tanto alla Lazio. Abbiamo già fatto nostra la Supercoppa, per questo sono venuto all’Inter: c’è più possibilità di vincere“.

Sullo scudetto: “Milan o Napoli, chi è la vera rivale? Siamo primi e vogliamo restarci fino alla fine. A inizio stagione si diceva Milan e Napoli, non si parlava tanto dell’Inter. Le grandi sfide le vuoi vincere, ma se perdi contro le piccole pesa di più. Se vinci il derby sei un pezzo avanti, però i punti scudetto li fai nelle partite con le piccole che devi fare tue per forza

Guerra in Bosnia

Un passaggio sull’infanzia in Patria e la guerra degli anni 90: “Quando la guerra è iniziata avevo 5 anni. I miei rischiavano la vita per andare a lavorare in fabbrica e portare il cibo in tavola”. E ancora: “All’inizio stavamo a Sarajevo, ma poi tutto è diventato troppo rischioso e ci siamo spostati fuori città, dai nonni: in 15 in un appartamento di 40 metri. C’erano tanti bambini, i miei cugini: eravamo contenti anche se fuori era un disastro”.

E ancora sui bombardamenti e la tensione di quei momenti “Se ho avuto paura di morire? Quando suonavano le sirene, ci portavano in cantina e non si sapeva se uscivamo dopo un’ora o un giorno. Lì avevo paura. Per fortuna i bambini dimenticano in fretta”, il racconto di Dzeko.

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