Piccini

Adesso si è ripreso completamente dal terribile infortunio che due anni e mezzo fa ne aveva messo a serio rischio la carriera, ma nella testa e nel cuori di Cristiano Piccini, la rottura della rotula e i mesi successivi per il recupero sono ancora indelebili. Così come è impossibile dimenticare l’esperienza, decisamente poco felice, all’Atalanta. L’esterno del Valencia ha parlato in esclusiva a Gianlucadimarzio.com soffermandosi anche su quanto vissuto nel club di Bergamo.

Il racconto di Piccini

L’esperienza di Piccini all’Atalanta va contestualizzata nei mesi di recupero dal terribile infortunio che “era da ritiro”. Il giocatore ora al Valencia ha spiegato: “Quando feci le visite mediche con l’Atalanta non riuscivo a saltare sulla gamba destra. Ma loro mi hanno rassicurato dicendomi che con un mese di lavoro a parte sarei rientrato”.

Ma le cose non sono andate esattamente così e quanto vissuto nel club di Bergamo è stato terribile: “Il primo giorno mi mettono subito a fare lavoro in gruppo, mattina e pomeriggio. Quarto giorno, ginocchio gonfio come un pallone. Ero zoppo“.

Da qui, la svolta, negativa: “Ho mostrato il mio ginocchio all’allenatore (Gasperini ndr, con il quale Piccini ha aggiunto di non aver alcun problema) e mi dice che non potevo allenarmi, che avevano sbagliato a prendermi. Io venivo da un infortunio gravissimo, avevo bisogno di sentirmi aiutato, e invece mi hanno affossato. Dopo una settimana ero già fuori rosa per un motivo per cui io non potevo fare nulla. Come essere umano venire trattato così è la cosa peggiore che ho sofferto in tutta la carriera, peggio dellinfortunio. Quasi cadevo in depressione”.

Adesso il classe ’92 chiuderà la stagione con la maglia dei Pipistrelli ma non rinnoverà il contratto in scadenza.

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