Mourinho Roma

José Mourinho, allenatore della Roma, ha rilasciato una lunga intervista a Esquire. Lo Special One ha  parlato a tutto tondo della sua nuova avventura in giallorosso, dal rapporto con i tifosi, alla magia della città eterna fino alle ambizioni sue e del club. Di seguito le parole riportate da La Gazzetta dello Sport.

Mourinho e Roma

“Roma è speciale, ero già venuto a visitarla in passato ma solo come turista con la mia famiglia. Ora posso passare ogni giorno in mezzo a tutti questi luoghi storici ed è veramente incredibile. San Pietro, il Colosseo ma anche tanti altri, è qualcosa di unico” ha dichiarato Mourinho.

L’allenatore portoghese ha aperto una parentesi sulla sua precedente esperienza in Italia: “Milano è bella, non c’è dubbio, però è molto diversa. Il centro sportivo è fuori dalla città e anche casa mia lo era. Poi i miei figli erano più piccoli e  studiavano a Lugano, quindi passavo più tempo fuori Milano che in città – ha detto Mou -. Ovviamente ha dei luoghi speciali, ma se devo sceglierne uno dico San Siro, lì abbiamo qualcosa di storico e ho potuto sentire l’affetto dei tifosi dell’Inter. A Roma è diverso, io vivo nel centro storico e riesco ad apprezzare e quanto sia speciale”.

Ambizioni giallorosse

“Cosa vorrei regalare alla Roma? Tanti titoli, perché una società vive di successi e di titoli che alimentano la passione dei tifosi. Però ho capito subito che l’amore per questa squadra va al di là di trofei e successi, la Roma è passione pura”.

L’ex Inter ha continuato: “Noi stiamo lavorando per costruire un progetto vincente, non può arrivare tutto velocemente ma ci proveremo. Se la vittoria arriverà durante la mia gestione sarò molto soddisfatto, altrimenti sarebbe comunque bellissimo aver contribuito alla costruzione di un futuro vincente, che è il sogno di tutti”.

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Sulle differenze rispetto al passato Mourinho ha invece dichiarato: “L’esperienza può solo farti migliorare. Io guardo solo avanti, tutte le partite che giocate e i trofei vinti sono già in tasca, avrò tempo di guardarli quando avrò smesso. Adesso voglio solo pensare alla prossima partita. Io mi sento molto più allenatore oggi che 10 o 20 anni fa”.

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