Bonucci

Intervistato dal The Athletic, Leonardo Bonucci, difensore della Juventus, ha parlato a 360° della sua carriera tra passato e presente.

Bonucci nel mirino di Guardiola

Il difensore campione d’Europa ha parlato delle scelta di tornare a vestire il bianconero dopo la parentesi con il Milan e la possibilità di trasferirsi in Premier League per vestire la maglia dei Citizens: “Già in passato ho avuto l’occasione di lasciare la Juve, nel 2016 la più concreta. Ero ad un passo dal Manchester City e mancavano solo alcuni dettagli ma poi la Juventus fece saltare tutto. Sognavo di essere allenato da Pep Guardiola ma poi abbiamo deciso insieme alla squadra di continuare insieme – ha detto Bonucci -. L’anno dopo ci sono state alcune incomprensioni, potevo nuovamente finire al City ma c’erano cose che si dovevano incastrare e io non volevo aspettare. Ho parlato col Milan e dato la mia parola ai dirigenti.

“A posteriori è stato un errore – ha continuato il difensore bianconero – Sono tornato a casa mia nonostante ci fosse anche questa volta l’interessamento di Pep. Sono stato io a dirgli ‘questa è casa mia’ e ‘qui sto troppo bene’”.

“Il ritorno alla Juve è stata la scelta giusta, ora devo riconquistare il terreno perso con quell’anno a Milano ma questo è uno stimolo non una paura, tornare ad essere il simbolo della Juve per me è la cosa più eccitante che ci possa essere in questo momento della mia carriera”.

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Euro 2020 e Chiellini

Bonucci ha commentato così la cavalcata che ha portato lui e gli Azzurri a vincere a Euro 2020, trascinati da un leader carismatico come Giorgio Chiellini.

“Di Giorgio mi ha colpito la tranquillità e serenità mentale. Ha giocato col sorriso durante tutto l’Europeo, nel corso della mia vita ho visto solo un altro giocatore giocare così: Ronaldinho. Lui però era un trequartista non un difensore, questo fa una grossa differenza. Giorgio ha capito che doveva godersi questo torneo, era l’ultima possibilità di giocare questa competizione, si è detto che l’unico modo era giocare con serenità e noi dovevamo trasmettere la stessa cosa ai giovani”.

Il difensore della Nazionale ha aggiunto: “Il nostro compito era portare i ragazzi fino alla gara con la massima serenità. Nel pullman c’era musica, si rideva e scherzava. Poi nel momento giusto i leader più carismatici come me o Sirigu mettevano una riga. Ok, da ora non si scherza più. Da quando l’arbitro fischia tutti devono dare tutto. Non c’è più tempo per ridere e scherzare”.

“Io a 34 anni e Giorgio a 37 sappiamo gestire la partita. Nei giovani non succede – ha continuato Bonucci -. Non hanno l’esperienza per farlo ma sapevano che su di noi potevano sempre contare per ridere e scherzare ma poi bisogna lottare insieme dall’inizio alla fine ed è quello il segreto che ci ha portato a voler stare sempre di più insieme. Non vedevamo l’ora di tornare a Coverciano per fare la grigliata del giorno dopo, per stare tutto il giorno insieme, vedere le altre partite nella sala video a commentare le partite, ridere e scherzare. Sono statti 45 giorni bellissimi, proprio belli”.

Difensori

Da forte difensore quale è, Bonucci ha parlato anche dei suoi colleghi facendo riferimento all’ultimo Pallone d’Oro italiano Fabio Cannavaro: “Fabio per noi italiani è il simbolo dei difensori, dopo il mondiale del 2006 era giusto che lo vincesse anche se Gigi lo avrebbe meritato da numero uno al mondo e da portiere. È più difficile da difensore, forse Van Dijk è quello che ci è andato più vicino di tutti, se non sbaglio 2 anni fa ma è sempre difficile perché il difensore ruba meno l’occhio del tifoso o del giornalista. Noi siamo operai al servizio della squadra”.

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