Superlega

Il tema Superlega è ancora caldo. Ieri sera, tramite un comunicato ufficiale, la Corte d’appello Uefa ha annunciato di aver reso nullo il procedimento disciplinare contro i club “ribelli”: Juventus, Real Madrid e Barcellona, che avevano rifiutato di abbandonare il progetto di un campionato europeo alternativo.

Comunicato ufficiale Superlega

Questa la nota diffusa dall’organo della federazione europea: “A seguito della sospensione dei procedimenti nei confronti di Juventus, Barcellona e Real Madrid, nella vicenda relativa a una potenziale violazione del quadro normativo Uefa in relazione alla cosiddetta ‘Super League’, la Corte d’Appello UEFA ha dichiarato nullo il procedimento, come se il procedimento non fosse mai stato aperto”.

Annullati quindi anche i procedimenti disciplinari anche verso gli altri nove club – Inter, Milan, Atletico Madrid e sei big di Premier League -, che lo scorso aprile aderirono al progetto.

Contrattacco Uefa

La contromossa della Uefa non si fa attendere. A meno di 24h dal comunicato che annunciava la cancellazione del procedimento disciplinare, il massimo organismo del calcio europeo ha presentato una mozione di ricusazione del giudice del Tribunale di Madrid che aveva intimato proprio l’Uefa di ritirare le sanzioni a carico dei club ribelli.

La lettera di Agnelli

In occasioni dell’assemblea degli azionisti, Andrea Agnelli, presidente della Juventus e cofondatore della Superlega ha dichiarato:

“Non è questa la sede opportuna per tornare sulle cause della nascita della Super League, ma è opportuno darvi conto del fatto che questa nuova competizione, che si propone di offrire al mondo il miglior spettacolo calcistico, ha nelle sue regolamentazioni tre valori essenziali per la stabilità dell’industria calcistica: (i) un nuovo framework condiviso per il controllo dei costi, che contribuisca, contrariamente a quanto affermato anche in sedi autorevoli, all’equilibrio competitivo delle competizioni; (ii) un forte impegno alla solidarietà e alla mutualità; (iii) la centralità delle prestazioni dei club nelle competizioni europee e del contributo di questi allo sviluppo dei talenti come elementi fondanti di un nuovo concetto di “meritocrazia” sportiva (concetto che non può basarsi esclusivamente sulle performance domestiche in ossequio a equilibri geopolitici e commerciali che dovrebbero rimanere estranei all’essenza dello sport).

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